La nascita di una leggenda: Domenico Rossi e il 1878
La storia dei Krumiri è avvolta in quella patina di leggenda che solo i grandi prodotti della tradizione sanno acquisire nel tempo. Siamo nel 1878, a Casale Monferrato, e il pasticciere Domenico Rossi è una figura conosciuta e rispettata in città. La leggenda racconta che una sera, uscito dal “Bottegone” — lo storico locale dove trascorreva le serate in compagnia degli amici — Rossi invitò i suoi compagni nel laboratorio di pasticceria in via Paleologi per prolungare la serata. Lì, tra chiacchiere e buon umore, improvvisò una nuova ricetta mescolando farina, uova, burro, zucchero e vaniglia. Il risultato fu straordinario: un biscotto fragrante, friabile, dal profumo irresistibile, che i presenti divorarono con entusiasmo.
Il 1878 era anche l’anno della morte di Vittorio Emanuele II, il primo Re d’Italia. Rossi decise di rendere omaggio al sovrano scomparso dando ai nuovi biscotti la forma dei suoi celebri baffi “a manubrio” — ricurvi, possenti, inconfondibili. Nacquero così i Krumiri, nell’intreccio tra una notte di creatività culinaria e il lutto nazionale per la scomparsa del padre della patria.
Rossi brevettò la ricetta e iniziò a venderli nel suo negozio, confezionandoli in eleganti scatole di latta con lo stemma sabaudo — per distinguere gli originali dalle inevitabili imitazioni che presto cominciarono a circolare. Il successo fu immediato e clamoroso.
Il nome Krumiro: baffi, tribù berbere e liquori esotici
Il nome “Krumiro” ha origini più complesse e affascinanti di quanto si potrebbe pensare. La spiegazione più documentata richiama un liquore esotico che circolava nei salotti piemontesi dell’Ottocento: un distillato di mandarini e datteri di origine tunisina, rielaborato da commercianti francesi e chiamato “khoumir” o “kroumir” dal nome della tribù berbera nordafricana degli Khrumir — una popolazione guerriera della Tunisia nordoccidentale che nel 1881 avrebbe dato alla Francia il pretesto per invadere la Tunisia e instaurare il protettorato.
Negli anni Settanta dell’Ottocento, questo liquore esotico era di gran moda nei caffè e nei salotti casalesi. Domenico Rossi pensò di creare un biscotto apposito da inzuppare in questo liquore — un accompagnamento dolce e fragrante che esaltasse il sapore del distillato. Da questa funzione originaria di “biscotto da liquore” derivò il nome: il Krumiro era il biscotto del liquore kroumir.
Nel tempo, il termine “krumiro” acquisì anche un significato dispregiativo in ambito sindacale — indicava i lavoratori non aderenti agli scioperi, i “crumiri” — ma Domenico Rossi fu abilissimo nel ricamare intorno al suo prodotto un’identità orgogliosamente casalese, legata ai baffi del Re e all’orgoglio locale, che riuscì a scrollarsi di dosso qualsiasi connotazione negativa.
Una ricetta semplice e segreta
Cosa rende i Krumiri così speciali? La risposta è nella semplicità assoluta degli ingredienti: farina di grano tenero, uova fresche, burro, zucchero e vanillina pura. Nient’altro. Niente acqua — solo le uova e il burro ammorbidiscono l’impasto, donando ai Krumiri quella consistenza friabile e quel profumo intensamente burroso che li rende inconfondibili.
Ma se la lista degli ingredienti è semplice, la ricetta vera è un segreto gelosamente custodito. Rossi la brevettò nel 1878 e da allora è stata tramandata di generazione in generazione con vincolo di riservatezza assoluta. Le proporzioni esatte, i tempi di riposo dell’impasto, la tecnica di formatura — tutto è coperto da un velo di mistero che ha contribuito enormemente al fascino del prodotto.
Quello che si sa è che l’impasto deve riposare per un tempo lungo prima di essere lavorato, e che ogni singolo biscotto viene formato a mano, curvato uno ad uno per ottenere la caratteristica forma “a baffo”. Questo processo artigianale — invariato dall’Ottocento a oggi — è la garanzia dell’unicità dei Krumiri originali. Molti pasticcieri hanno provato a riprodurli, con risultati variabili, ma quelli di via Lanza a Casale Monferrato restano insuperabili.
Dal Quirinale alla Casa Bianca: i trionfi dei Krumiri
I Krumiri non impiegarono molto a diventare famosi ben oltre Casale Monferrato. Già nel 1884 ottennero la medaglia di bronzo all’Esposizione Universale di Torino — un riconoscimento ufficiale della loro qualità che aprì le porte alle istituzioni. Arrivarono il Diploma di “Provveditore della Casa di Sua Altezza il Duca d’Aosta”, del Duca di Genova e della “Reale Casa d’Italia nella persona di Umberto I”. Nel 1900, il Gran Diploma d’Onore all’Esposizione di Casale.
Il Novecento portò i Krumiri a Montecitorio, al Quirinale e persino oltre oceano. Un aneddoto celebre riguarda Bill Clinton: si racconta che dopo aver ricevuto una cesta di prodotti tipici piemontesi, l’allora Presidente degli Stati Uniti scrisse una lettera di ringraziamento in cui descriveva i biscotti come “the wonderful krumiri”. Presidenti, premi Nobel e star di Hollywood avrebbero apprezzato il biscotto monferrino senza che la ricetta cambiasse di una virgola.
Oggi i Krumiri sono riconosciuti come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) del Piemonte e hanno ottenuto il marchio De.Co del Comune di Casale Monferrato. Sono inclusi nel paniere dei prodotti tipici piemontesi e vengono distribuiti in tutta Italia e in molti paesi esteri.
Dove comprare i Krumiri originali e come gustarli
Se siete in visita a Casale Monferrato, il pellegrinaggio alla storica pasticceria Rossi in via Giovanni Lanza 17 è quasi un rito. Varcare quella soglia e trovare la commessa dietro al bancone, pronta con la paletta ad affondare nel vassoio di Krumiri ancora tiepidi, è un’esperienza sensoriale totalizzante. Il profumo di burro e vaniglia pervade l’aria, i biscotti scricchiolano sotto i denti in modo inimitabile e la loro fragranza persiste a lungo sul palato.
La confezione classica è la storica scatola di latta rossa, con l’effigie baffuta di Vittorio Emanuele II: una confezione iconica che da sola vale il viaggio. I Krumiri si conservano per settimane se tenuti in una scatola ermetica, anche se raramente sopravvivono tanto a lungo.
A Casale si trovano anche altri artigiani che propongono varianti interessanti dei Krumiri tradizionali. La storica Drogheria Corino del 1764 — oggi diventata anche Krumireria — offre un’esperienza completa con degustazioni abbinate a zabaione, passito e al liquore Krumì, il tutto con varianti moderne come Krumiri al cioccolato, alla nocciola, alla castagna e persino versioni salate per l’aperitivo.
Il Krumiro si abbina magnificamente al tè — in particolare i tè neri pregiati come il Kenilworth o il Lapsang Souchong — o al caffè. Ma l’abbinamento più monferrino è senza dubbio con un buon vino dolce: un Moscato d’Asti, un Brachetto d’Acqui, oppure con un liquoroso come l’Eretico 57 di Viarigi. Un cerchio che si chiude perfettamente, unendo i due grandi prodotti della tradizione monferrina.
I Krumiri e il Monferrato: un legame indissolubile
In un territorio ricchissimo di eccellenze gastronomiche come il Monferrato — vino, tartufo, formaggi, cioccolato — i Krumiri occupano un posto speciale. Sono il souvenir dolce per eccellenza, quello che si porta a casa per far assaggiare il Monferrato a chi non c’è stato. Sono il biscotto da caffè nelle trattorie e nelle pasticcerie di tutta la provincia. Sono il regalo da portare in ufficio il lunedì dopo una vacanza tra le colline.
Ma soprattutto, i Krumiri sono un esempio perfetto di come un ingrediente semplice — burro, farina, uova — diventi qualcosa di straordinario attraverso la sapienza artigianale e il rispetto della tradizione. Da Casa Amalia a Viarigi, raggiungere Casale Monferrato per comprare i Krumiri direttamente dalla fonte richiede meno di mezz’ora d’auto. Vale ogni minuto.