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Eretico 57: il vino liquoroso nato dalla leggenda dei Magnetisà di Viarigi

Ci sono prodotti che raccontano un territorio meglio di qualsiasi guida turistica. L’Eretico 57 è uno di questi: un vino liquoroso ancestrale, profumato e misterioso, che porta impressa nella sua etichetta e nel suo nome una delle storie più straordinarie e dimenticate dell’Ottocento piemontese. Una storia di un prete eretico, di una Madonna dai capelli rossi, di fedeli “magnetizzati”, di processi, scomuniche e miracoli. Una storia che si svolse in gran parte proprio a Viarigi — il borgo dove si trova Casa Amalia — e che ancora oggi i viarigini ricordano con un misto di orgoglio e imbarazzo, visto che da allora vengono chiamati “i magnetisà”. Lasciatevi sedurre dall’Eretico 57: è un viaggio sensoriale e storico nel cuore più segreto del Monferrato.

Don Francesco Grignaschi: il prete che scosse il Monferrato

Per capire l’Eretico 57 bisogna conoscere la storia di don Francesco Antonio Grignaschi, nato a Domodossola nel 1810. Prete di parrocchia in un paese di montagna della Val d’Ossola, Grignaschi era un uomo fuori dal comune: carismatico, di bell’aspetto, brillante predicatore, con idee religiose che si distaccavano in modo sempre più netto dalla dottrina cattolica ufficiale.

Già nel 1842 si era messo in cattiva luce presso le autorità ecclesiastiche sostenendo le doti soprannaturali di una contadina locale e pubblicando un opuscolo con tesi teologiche considerate ereticali. Ma fu negli anni successivi, quando cominciò a predicare apertamente di essere la reincarnazione del nuovo Cristo, che la situazione divenne esplosiva. Venne sospeso, processato e trasferito. Anziché fermarsi, il giovane sacerdote ossolano amplificò il suo messaggio e partì alla volta del Piemonte, cercando nuovi adepti.

Arrivato nella zona di Asti, trovò terreno fertile. E fu a Viarigi — un piccolo borgo di collina nel Basso Monferrato — che la sua predicazione raggiunse il culmine. Per 57 giorni, tra l’aprile e il giugno del 1849, Viarigi divenne, come scrissero i suoi seguaci, la “Gerusalemme Celeste” del nuovo messia.

I 57 giorni a Viarigi: la Gerusalemme celeste del Monferrato

L’arrivo di don Grignaschi a Viarigi sconvolse letteralmente il borgo. Il prete ossolano era accompagnato da una donna bellissima dai capelli rossi — chiamata “la Madonna Rossa” dai suoi seguaci — che veniva presentata come la nuova Vergine Maria. Il suo messaggio era di una religiosità festosa, gioiosa, sensuale: predicava un Dio clemente che amava il vino, il cibo e le donne, in contrasto con la morale austera della Chiesa ufficiale.

La popolazione viarigina fu travolta. Contadini e artigiani, donne e uomini, giovani e anziani si fecero catturare dal messaggio singolare del prete novarese. Si parlava di miracoli: guarigioni prodigiose, bilocazioni (Grignaschi visto contemporaneamente in luoghi diversi), lettura del pensiero. Si diceva che indossasse all’anulare un anello contenente un potente fluido magnetizzante, capace di influenzare le menti e i cuori di chi lo avvicinava. Da qui il soprannome che avrebbe perseguitato i viarigini per secoli: “magnetisà” — i magnetizzati.

Per 57 giorni il piccolo borgo monferrino divenne un crocevia di pellegrini e curiosi. I vescovi delle diocesi di Casale Monferrato e Asti, allarmati, intervennero duramente. Il re Carlo Alberto inviò soldati — addirittura armati di cannoni, terrorizzando la popolazione. Don Giovanni Bosco, il futuro santo torinese, fu mandato personalmente a Viarigi per “riportare nel gregge le pecorelle smarrite”. Grignaschi fu arrestato, processato — in sua difesa si schierò Angelo Brofferio, il celebre penalista e liberale piemontese — e alla fine condannato. La scomunica arrivò il 24 aprile 1850.

Il processo, la scomunica e l’eredità storica

La vicenda giudiziaria di don Grignaschi fu lunga e complessa, e coinvolse le istituzioni più importanti del tempo. Il primo processo, nel settembre 1848, si concluse con un nulla di fatto: i giudici ritennero la materia di competenza ecclesiastica. Il secondo processo, nel 1850 a Casale Monferrato, vide invece Grignaschi condannato a dieci anni di carcere duro nel Forte di Ivrea. Fu solo grazie all’intervento di don Giovanni Bosco — con cui aveva stretto amicizia in carcere — che la pena fu ridotta a sette anni, poi ulteriormente ridotti a tre.

La scomunica del 24 aprile 1850 fu l’atto definitivo della Chiesa contro il prete eretico. Con lui furono scomunicati tutti i preti che lo avevano seguito. Il libro “Crux de Cruce”, pubblicato da un notaio convertito alla sua causa, fu inserito nell’Indice dei libri proibiti. La stampa cattolica e laica dell’epoca scrisse a lungo della vicenda.

Ma la storia di Grignaschi non finì con la condanna. Anche da prigioniero, il carismatico prete ossolano manteneva l’influenza sui suoi seguaci: si diceva che riuscisse a “magnetizzare” le persone attraverso il suo anello anche dal carcere. E quando fu infine rilasciato — morì nel 1883 — la sua memoria rimase viva a Viarigi. Ancora oggi gli abitanti del borgo vengono soprannominati “i magnetisà” in ricordo di quella stagione straordinaria. Per oltre un secolo la storia è stata tenuta nell’ombra, quasi per vergogna. Poi, lentamente, è tornata alla luce: il libro di Roberto Gremmo “Il Nuovo Messia e la Madonna Rossa” (1997), il romanzo “Il Messia è stanco” di Lorenzo Mondo (Garzanti), e nel 2019 la rappresentazione teatrale nella chiesa di San Silverio di Viarigi hanno ridato voce a questa vicenda straordinaria.

L’Eretico 57: come nasce un vino leggendario

Da questa storia straordinaria nacque l’idea dell’Eretico 57. A idearlo è stato Piero Gotta, titolare dell’Enoteca Damarco di Torino — una delle enoteche storiche più celebrate del Piemonte, fondata nel 1959 nel cuore della città. Piero è viarigino doc come sua moglie Claudia: il legame con il borgo, con la sua storia e con i suoi vini è profondo e personale.

Il numero 57 non è casuale: richiama i 57 giorni che don Grignaschi trascorse a Viarigi, quei giorni febbrili e miracolosi che trasformarono un piccolo borgo monferrino nella “Gerusalemme Celeste” di un eretico. Un numero che custodisce un’intera storia.

La ricetta dell’Eretico 57 è stata creata dal maestro distillatore Dennis Zoppi e si basa su una selezione di ingredienti che unisce la tradizione vinicola del Monferrato con le erbe spontanee delle colline viarigine: Barbera e Ruché — i due vini rossi tipici della zona — a cui vengono aggiunti incenso, mirra, nasturzio e le erbe dei campi di Viarigi: artemisia, camomilla, rabarbaro e fiori di sambuco. Un composto che evoca i riti religiosi (l’incenso, la mirra), la natura selvatica delle colline (nasturzio, artemisia, sambuco) e la tradizione enologica del Monferrato (Barbera, Ruché).

Profili sensoriali e abbinamenti dell’Eretico 57

L’Eretico 57 si presenta come un vino liquoroso ancestrale di colore rosso profondo con riflessi granati. Al naso è straordinariamente complesso: le note fruttate del Ruché e della Barbera si intrecciano con i profumi erbacei e speziati delle erbe di campo, con il balsamo dell’incenso e la dolcezza floreale del sambuco. È un profumo che racconta una storia, che evoca qualcosa di antico e misterioso.

Al palato sorprende con un mix di sapori intensi e complessi: la dolcezza voluttuosa del vino liquoroso si bilancia con le note speziate e balsamiche delle erbe, la frutta matura del Ruché e un leggero retrogusto amaro che invita al secondo sorso. È un vino che non lascia indifferenti: o lo si ama visceralmente o non si capisce subito, ma nessuno lo dimentica.

Si serve a temperatura fresca, tra i 14 e i 16 gradi, in calici ampi che ne valorizzino il bouquet aromatico. È perfetto come vino da meditazione — da sorseggiare lentamente, da soli o in buona compagnia, lasciandosi portare dai suoi profumi verso le colline di Viarigi e le storie dei magnetisà. Si abbina magnificamente con formaggi stagionati e erborinati, con cioccolato fondente, con la pasticceria secca del Monferrato — i Krumiri di Casale in testa — e con dessert a base di frutta secca.

Dove trovare l’Eretico 57 e come portarlo a casa

L’Eretico 57 è prodotto e commercializzato dall’Enoteca Damarco di Torino (www.damarco.it), una delle più rispettate enoteche d’Italia con oltre quattromila referenze. È acquistabile direttamente online o visitando l’enoteca in centro a Torino. Nel Monferrato e nella provincia astigiana, alcune enoteche selezionate e produttori di vino locali lo tengono in assortimento.

Portare una bottiglia di Eretico 57 a casa come souvenir del soggiorno a Viarigi significa portare con sé non solo un vino straordinario, ma un pezzo di storia locale che pochi conoscono. Aprire quella bottiglia a distanza di settimane e mesi, far assaggiare l’Eretico 57 agli amici raccontando la storia dei magnetisà, di don Grignaschi e della Madonna Rossa, è un modo per tenere vivo il ricordo del Monferrato e per condividere la ricchezza di questo territorio.

Un calice di Eretico 57 sulla terrazza panoramica di Casa Amalia, guardando le colline di Viarigi al tramonto, con la Torre dei Segnali stagliata contro il cielo rosso — è forse l’esperienza sensoriale più completa che questo piccolo borgo meraviglioso possa offrire

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