Perché il Monferrato è patrimonio UNESCO
La candidatura dei Paesaggi Vitivinicoli piemontesi all’UNESCO si basa su criteri precisi definiti dalla Convenzione del Patrimonio Mondiale. Il sito è stato riconosciuto per il suo “valore universale eccezionale” sotto due criteri: il criterio III (testimonianza di una tradizione culturale viva o di una civiltà scomparsa) e il criterio V (esempio eminente di insediamento umano tradizionale, uso del territorio, che sia rappresentativo di una cultura o di interazione umana con l’ambiente).
In pratica, il paesaggio del Monferrato è considerato dall’UNESCO una “cattedrale del vino”: un territorio dove la viticoltura ha modellato ogni aspetto del paesaggio — le forme delle colline, la disposizione dei borghi, l’architettura delle cascine, i percorsi delle strade — per oltre duemila anni. Non è solo un paesaggio bello: è un paesaggio vivente, dove ancora oggi si lavora la terra come si faceva secoli fa, dove le tecniche tramandate di padre in figlio sono ancora in uso, dove il vino è ancora cultura e identità prima che prodotto commerciale.
Le sei aree del sito UNESCO
Il sito UNESCO dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte è articolato in sei aree distinte, ognuna con caratteristiche paesaggistiche e vitivinicole specifiche. Le Langhe del Barolo e del Barbaresco (zone di Barolo e Barbaresco): il paesaggio più iconico, con le colline ordinate dei vigneti di Nebbiolo. Il Castello di Grinzane Cavour: monumento simbolo della viticoltura piemontese, dove il Conte Cavour sviluppò le sue teorie agronomiche. La Colline del Moscato di Canelli: i paesaggi del Moscato d’Asti e dell’Asti Spumante, con le “cattedrali sotterranee” di Canelli. Il Nizza Monferrato e il Barbera: le colline del Barbera d’Asti e del Nizza DOCG. Il Ruché di Castagnole Monferrato: i sette comuni della DOCG Ruché, tra cui Viarigi. La Malvasia di Casorzo e di Castelnuovo Don Bosco: vini rari e profumati, prodotti in areali limitatissimi.
Viarigi, dove si trova Casa Amalia, appartiene all’area del Ruché di Castagnole Monferrato. Questo significa che l’appartamento si trova letteralmente all’interno del sito UNESCO: una posizione unica che pochi alloggi del territorio possono vantare.
Visitare il patrimonio UNESCO: come e dove
Visitare un sito UNESCO non significa necessariamente seguire un percorso guidato o comprare un biglietto. Nel caso dei Paesaggi Vitivinicoli piemontesi, il sito è il territorio stesso: basta percorrere le strade collinari, fermarsi a guardare il paesaggio, entrare in una cantina, camminare tra i vigneti per fare esperienza del valore che l’UNESCO ha voluto tutelare.
Detto questo, esistono esperienze più strutturate che possono arricchire la visita. L’Enoteca Regionale del Piemonte nel castello di Grinzane Cavour offre degustazioni e percorsi guidati nel paesaggio del Barolo. Il WiMu (Wine Museum) di Barolo è un museo interattivo sul vino e sulla cultura vitivinicola piemontese. Le “cattedrali sotterranee” di Canelli — le gallerie sotterranee dove le case spumantistiche invecchiano il Moscato e l’Asti — sono visitabili su prenotazione e offrono un’esperienza sotterranea affascinante.
La Grande Bolla, a Canelli, è un centro di accoglienza turistica che organizza tour del sito UNESCO, degustazioni tematiche e workshop sulla viticoltura.
La responsabilità del turista nel sito UNESCO
Visitare un patrimonio UNESCO comporta anche una responsabilità. Il turismo di massa può danneggiare proprio i valori che l’UNESCO vuole preservare: paesaggio, silenzio, autenticità, tradizioni vive. Il Monferrato, a differenza delle Langhe del Barolo che hanno visto esplodere i flussi turistici negli ultimi anni, mantiene ancora un carattere genuino e poco commercializzato. È importante preservarlo.
Viaggiare responsabilmente nel Monferrato significa scegliere strutture ricettive locali come Casa Amalia anziché grandi catene alberghiere, comprare prodotti direttamente dai produttori locali, rispettare i vigneti (non calpestarli, non raccogliere uva), non lasciare rifiuti nei sentieri naturali, muoversi lentamente e con curiosità piuttosto che affrettarsi da una cantina all’altra in cerca del selfie perfetto.
Il Monferrato si svela a chi ha pazienza: a chi si ferma, ascolta, assaggia, cammina. Chi visita questo territorio con rispetto e lentezza riceve in cambio un’esperienza che dura tutta la vita. E magari, come accade spesso, ci torna.